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Dopo la caduta dell’Impero carolingio la Valle d’Aosta fece parte del fragile regno di Borgogna, che comprendeva la Provenza e le zone linguisticamente francoprovenzali (Valle d’Aosta, Savoia, Svizzera romanda, Delfinato, Lionese) e la cui unità venne meno nel 1032, con la morte dell’ultimo re.

Vescovi e conti si resero indipendenti nelle varie regioni: tra gli altri spiccava il conte di Maurienne e Aosta Umberto, capostipite della dinastia dei conti di Savoia. Tra i suoi discendenti si segnalò Tommaso I, che verso il 1191 concesse agli abitanti di Aosta una carta di franchigie.

In essa si stabiliva tra l’altro che l’imposizione di nuove taglie non avrebbe potuto prescindere dal consenso dei contribuenti, il che comportava il riconoscimento di organi rappresentativi dei cittadini. Nacque così l’assemblea degli stati, che riuniva i rappresentanti del clero, della nobiltà e dei cittadini di Aosta e che fu poi allargata alle comunità di tutta la regione.

Nel 1536 gli Stati sabaudi, in preda ad una crisi politica sin dalla seconda metà del secolo precedente, vennero invasi dalle truppe del re di Francia e del cantone protestante di Berna, mentre Ginevra, convertitasi al Calvinismo, proclamava la propria indipendenza. L’assemblea degli stati della Valle d’Aosta, unico territorio sabaudo libero dall’occupazione, reagì sul piano politico costituendo un governo locale – il Conseil des Commis – il quale assunse i pieni poteri e stipulò con il re di Francia un trattato che, rinnovato più volte, assicurò un periodo di pace durato sino alla fine del XVII secolo.

La restaurazione della monarchia di Savoia, nella seconda metà del Cinquecento, comportò una progressiva centralizzazione del potere, che sfociò nel 1770 nella revoca delle antiche franchigie, nell’abolizione degli organi rappresentativi locali e in un regime politico-giuridico uniforme in tutto il Regno di Sardegna, di cui la Valle d’Aosta faceva ormai parte. Lo spirito autonomista, tuttavia, non si perse e si manifestò più volte durante la Rivoluzione francese e nel corso dell’Ottocento, per assumere una chiara posizione di rivendicazione dopo la prima guerra mondiale, quando alle richieste di autonomia politica si erano ormai aggiunte quelle relative alla tutela del particolarismo linguistico.

Durante il fascismo, sordo ad ogni apertura regionalista, un nucleo di resistenti autonomisti e federalisti si organizzò nel gruppo clandestino “Jeune Vallée d’Aoste”, dove non mancavano personalità favorevoli all’indipendenza politica o all’annessione della regione alla Svizzera o alla Francia. Alla fine della seconda guerra mondiale, grazie alla lotta di Liberazione che in Valle assunse particolari connotati autonomistici e per contrastare il forte movimento favorevole all’annessione alla Francia, la Valle d’Aosta ottenne una limitata autonomia sia politica che amministrativa, in considerazione delle sue peculiarità storiche, linguistiche ed economiche.

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