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La popolazione della Valle d’Aosta ha elaborato, nel corso dei secoli, un vasto patrimonio di proverbi, canti, leggende che si trasmettevano di generazione in generazione durante le numerose occasioni di incontro e di scambio che offriva la vita comunitaria, e particolarmente durante le veglie (“veillà”) che si svolgevano in inverno nelle abitazioni rurali.

I proverbi sono per lo più espressi in dialetto franco-provenzale o walser e si riferiscono al tempo atmosferico in relazione con i lavori agricoli, dettano regole comportamentali o prendono atto con realismo della realtà non sempre rispondente ai principi di giustizia.

I canti in lingua francese sono soprattutto di carattere narrativo e si ricollegano alla tradizione del folklore comune ai Paesi francofoni; sono numerosi, tra quelli entrati in uso nell’ultimo secolo, i canti che si riferiscono all’amore per la montagna e alla nostalgia per il paese natale, temi molto popolari in una comunità montanara, come quella valdostana, che fu profondamente segnata dal dramma dell’emigrazione. Le canzoni in franco-provenzale sono prevalentemente di carattere umoristico, anche se non mancano composizioni recenti vicine, come ispirazione, al repertorio in francese. Le comunità germanofone della valle del Lys tramandano canti in dialetto walser e in lingua tedesca.

Le leggende sono popolate di animali, di streghe e di esseri fantastici e spesso presentano il tema del trionfo del bene sul male, rappresentato per lo più dal demonio stesso, che interviene in numerosissimi racconti.

L’ambiente in cui si producono gli eventi più straordinari e le apparizioni più fantastiche è solitamente l’alta montagna, cui la tradizione popolare attribuisce connotati sacrali.

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