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La particolare situazione geografica della Valle d’Aosta, vero e proprio corridoio tra i bacini idrografici del Po e del Rodano, fu determinante per i destini storici della regione sin dal Neolitico, quando l’uomo vi penetrò attraverso i colli alpini dopo l’ultima grande glaciazione.

I Romani costruirono un’importante arteria stradale attraverso la Valle, che si biforcava per raggiungere i colli del Piccolo San Bernardo (Alpis Graia) e del Gran San Bernardo (Alpis Pœnina). Essa costituì per secoli – e in parte costituisce tuttora – la spina dorsale del traffico internazionale che attraversa la Valle d’Aosta e ne favorì lo sviluppo economico, particolarmente nei secoli del Medio Evo, quando le fiere di Champagne e di Ginevra diedero un notevole impulso ai traffici attraverso il Gran San Bernardo.

Il flusso commerciale decadde nel corso dell’età moderna a causa dei conflitti che coinvolsero i domini di casa Savoia, alternativamente alleata alla Francia, alla Spagna e all’Austria o loro avversaria, ma soprattutto alle scelte economiche del governo sabaudo che privilegiava l’asse stradale Torino-Lione attraverso il Moncenisio; esso ha ripreso pienamente vigore soltanto negli ultimi decenni, grazie alla realizzazione dei trafori del Gran San Bernardo (1964) e del Monte Bianco (1965).

Accanto al Piccolo e al Gran San Bernardo, che convogliavano i maggiori traffici a lunga distanza, un gran numero di passi minori assicuravano la comunicazione quotidiana tra le valli valdostane e quelle confinanti, sui versanti vallesano, savoiardo e piemontese e favorivano il commercio di derrate alimentari, bestiame e manufatti a breve raggio.

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